RomaToday, il grande successo della cronaca locale sul web

Cronaca locale in real time, giornalismo partecipativo, professionalità e capacità di muoversi sul web. Sono questi i segreti del successo di RomaToday e delle altre piattaforme del gruppo CityNews, società editrice nata nel 2010 e specializzata nell’informazione locale online. Un modello competente pensato su misura alle esigenze del cittadino, al quale offre un’informazione affidabile e garantita, e che si è imposto tra i principali punti di riferimento del giornalismo online di qualità con una media di 120mila contatti al giorno.

Il DirettoreResponsabile di RomaToday, Matteo Scarlino, ci ha raccontato come funziona una redazione giornalistica che lavora esclusivamente sul web, descrivendoci le sue peculiarità, completamente diverse rispetto al giornalismo ‘classico’ di carta stampata.

Direttore, partiamo dall’inizio: come è nata l’idea di mettere in piedi una simile piattaforma e come vi siete imposti nella giungla del web?

L’idea è nata perché si è osservato che c’era e c’è tutt’ora, almeno in parte, un grande vuoto per quanto riguarda la trattazione online delle notizie locali. In passato, inoltre, le free press e Pagine Gialle riuscivano ad assorbire gran parte della pubblicità locale. Quest’ultima, col tempo, si è spostata e non c’erano siti online in grado di riceverla. Siamo nati per rispondere a questa esigenza. In fin dei conti, alle persone interessa tanto quanto succede nel resto del mondo ma molto anche quello che succede sotto la propria casa, che spesso non trova trattazione sul cartaceo. I riscontri sono stati immediati.

Riuscite a sfruttare a vostro vantaggio il giornalismo partecipativo, il cosiddetto ‘citizen’, ricevendo tantissime segnalazioni dai cittadini.

Un gruppo di giornalisti coordina tutto ciò che ci arriva da loro. Si tratta di un’evoluzione rispetto a quello che succedeva con i vecchi cronisti di nera, che avevano come fonti il barista o il portantino. L’intero processo, col web, si è amplificato: un giornale non può avere una presenza capillare sul territorio ma deve costruirsi una rete di fonti da affiancare a quelle classiche, che sono le Forze dell’Ordine, e procedere a tutte le verifiche del caso. Una volta inserita la notizia, questa fa contatti, e la gente che è sul posto inizia a mandarci ulteriori foto e informazioni. Sulla cronaca riusciamo spesso ad essere presenti prima di altri giornali. Fare l’informazione affianca l’altra nostra missione: segnalare i problemi dei cittadini, che ci arrivano direttamente da chi ce li ha sotto casa, e provare a risolverli, cosa che è avvenuta spesso.

Per questo volevamo approfondire la figura del segnalatore. Chi è e perché si segnala?

Due sono i motivi che portano i cittadini ad essere segnalatori. Da una parte c’è una sorta di volontà di apparire, che il web sta amplificando. Ad una persona fa piacere vedere la foto con il proprio nome che si diffonde nel web. Dall’altro lato, offriamo il nostro aiuto ai cittadini: una persona ci segnala il semaforo che non funziona, noi ne parliamo e quando questa persona vede che grazie a noi sono venuti ad aggiustarlo, si fidelizza. Oggi porta la notizia del semaforo, la prossima magari ci fornisce un’altra notizia di cronaca.

Quanto è importante l’uso dei social per il vostro traffico?

Dal 2008 ad oggi la fruizione del web è molto cambiata. Fino a qualche tempo fa il nostro traffico si componeva per l’80% da Google e in minima parte da Facebook. Con gli anni queste percentuali sono mutate: ora siamo quasi al 60% da Facebook, mentre Google è divenuto residuale. Facebook si è mangiato internet, è utilizzato come un grande bar, dove si va e si sentono le notizie, tra gruppi di quartiere che bisogna essere in grado di ascoltare.

Come si coordinano le redazioni del gruppo CityNews?

Esiste un coordinamento centralizzato che fornisce le basi sul metodo Citynews, da un punto di vista tecnico e relazionale e per il modo di porre la notizia. All’inizio, nella fase di startup, ero io l’unico direttore, oggi siamo quasi federati, con direttori per ogni zona: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Sicilia.

Una redazione di questo genere da quali profili professionali è composta?

Siamo una redazione classica, con personale fisso al desk e con una serie di collaboratori che seguono le varie zone della città. A seguire, abbiamo collaboratori specializzati che seguono temi particolari. Anno dopo anno siamo diventati una vera redazione, ma siamo partiti che Roma la seguivo soltanto io.

A livello di impresa editoriale, come si fanno quadrare i conti?

Sostanzialmente si parte dal fatto che il web vive di pubblicità: più si è letti più se ne ha. E’ un modo diverso di fare giornalismo: non tutti i giornalisti possono farlo. Se oggi Indro Montanelli si mettesse a fare web non sarebbe letto automaticamente. Bisogna avere nozioni tecniche e conoscere il mezzo su cui si scrive. Questa consapevolezza ti permette di fare più lettori e di vendere meglio la pubblicità. Anche l’inchiesta più intrigante se non è indicizzata su Google e non è veicolata da pagine Facebook con l’algoritmo in funzione, non viene letta.

Vi sentite in competizione con le altre testate giornalistiche della zona? Di che tipo di competizione si tratta?

Tutti i giornalisti sono in competizione tra loro in qualche modo. I buchi si danno e si ricevono. Noi giornalisti web siamo visti spesso come figli di un dio minore, da demonizzare.

Il web soppianterà il giornalismo di carta stampata?

Si tratta di pubblici diversi. I lettori dei giornali diminuiscono ma non da giustificare l’aumento spropositato dei lettori del web. La carta stampata non morirà perché resiste quel tipo di pubblico a cui piace sfogliare il giornale, a cui piace approfondire. Tuttavia, la carta dovrebbe reinventare determinati linguaggi, mentre il web dovrebbe regolamentarsi per espellere le mele marce, che per noi sono un problema per la credibilità. Oggi è un dato positivo che molti si informano, ma spesso non c’è il bagaglio culturale e tecnico per capire cosa è una bufala e cosa no.

Un consiglio ad un giovane che vuole investire nel web?

Se si vuole fare un’impresa giornalistica e non si scrive solo per passione, partirei con l’abbandonare lo snobbismo tipico della carta stampata. Bisogna sapere bene cosa si sta facendo, ed avere nozioni relative alle poche regole che riguardano l’indicizzazione su Google e sul web, e poi informarmi sulla gestione di Facebook e avere competenze col social media management. Successivamente bisogna individuare la nicchia ed il target. Un sito generalista può avere successo ma sono già in molti a farlo. Se invece si trasforma una passione in una professione, individuando il pubblico giusto, è anche un’operazione stimolante, senza magari scomodare il grande giornalismo che si occupa di politica o esteri. Anche una cosa banale come il fantacalcio può trasformarsi in un sito che faccia guadagnare: la pagina Facebook ‘Calciatori Brutti’, pur essendo lontanissima dal giornalismo, è la dimostrazione che un’intuizione giusta, con un taglio particolare e che si rivolge ad un pubblico preciso, può funzionare.

Prendiamo congedo dal direttore Scarlino mentre lui ribadisce un concetto fondamentale per il giornalismo odierno: la qualità dell’informazione non si fa sul singolo contenuto. Si ottiene guadagnando credibilità giorno dopo giorno, anche, paradossalmente, scegliendo di non dare una notizia piuttosto che un’altra. Un’informazione corretta, che dà pure meno lettori magari, crea rende credibile con chi la verità la conosce. Noi giornalisti dobbiamo essere consapevoli del ruolo che abbiamo.

RomaToday

Matteo Scarlino,

direttore responsabile

www.romatoday.it