“Come scrivere di Ernesto Guevara senza risultare ripetitiva o banale? Ecco, fu questo il mio principale timore, ricordo, quando decisi di iniziare a scrivere l’ennesimo lavoro su uno dei personaggi più conosciuti della storia del Novecento”. Da questa considerazione è partita Tiziana Barillà, la giornalista professionista autrice del libro: Don Quijote de la Realidad. Ernesto Che Guevara e il guevarismo. Il lavoro, che verrà editato da BookAbook grazie a una campagna di crowdfunding di grande successo (che terminerà il 30 aprile 2016, ma ha già raggiunto e superato l’obiettivo), si propone di raccontare la vita del Che senza gossip e pettegolezzi, per ricostruirne l’autentico pensiero politico.
Che Guevara era diventato una specie di Rock Star di cui non si conosceva nemmeno una canzone.
Tiziana, perché hai scelto BookAbook?
Piccola premessa. Questo lavoro l’ho iniziato praticamente 10 anni fa, quando mi sono laureata in Scienze Politiche con una tesi su Ernesto Guevara e il guevarismo più ampia del testo che ho proposto a BookAbook. Se vogliamo, la mia è stata una scelta politica: produrlo dal basso per evitare che possibili interventi editoriali e una certa ideologia del commercio finissero per rovinare la purezza del testo. Il mio lavoro, infatti, è stato quello di pulire la biografia e la politica del Che, visti i milioni di aneddoti senza fondamento storico – ma allettanti per fare pubblicità – che in questi anni sono stati disegnati su di lui. Per gli aspetti politici del suo pensiero, ho cercato di ricostruire anche i passaggi delicati, come l’allontanamento del Che da Cuba e le responsabilità di Castro in merito. Così, riuscirò a pubblicarlo così com’è stato scritto, senza interventi.

Cos’ha reso la tua campagna di crowdfunding così vincente?
Credo la purezza del progetto, anche se sono andata contro l’ordine mentale del marketing e delle vendite. Però, volendo liberare il Che dalle maglie e dai gadget, non avrei mai potuto utilizzarle per promuovere il libro. Sono guevarista, quindi ho fatto una campagna di crowdfunding guevarista, senza pressare né convincere nessuno a leggere un libro che vuole dare una lettura dei fatti e della storia senza forzature prive di fondamento. Sono convinta che questo abbia pagato. Durante alcune presentazioni, infatti, molte persone si rendevano conto di non conoscere affatto il Che.
Com’è stata utilizzata la sua figura dal sito di estrema destra Casa Pound?
A partire dal 2006/2007 ho iniziato a vedere il Che su siti “strani” ed è stata una sorpresa enorme per me. Nel 2009, Casa Pound ha fatto un’iniziativa dal titolo Aprendimos a quererte (abbiamo imparato ad amarti). Rivendicavano la figura del rivoluzionario in maniera trasversale, acquisendo un personaggio che dubito sarebbe stato d’accordo con la loro interpretazione. Da quell’iniziativa in poi, e questo è un aspetto critico, Casa Pound è l’unica forza politica che ha fatto altre iniziative in suo ricordo. Così, ho capito che il Che potevo ritrovarmelo tanto su una maglia, tanto sul sito di Casa Pound.
Ecco, perché vuoi scucire il Che dalle maglie?
Io lo vorrei il Che sulle magliette, ci mancherebbe, ma vorrei che si avesse maggiore consapevolezza di cosa c’è realmente dietro la figura stampata sulle magliette che molti indossano. A mio avviso, il problema è che laddove non è arrivata né la sconfitta militare, né quella politica, è arrivato lo svuotamento del contenuto. La sua sconfitta è stata postuma, non siamo riusciti a tenere fermo il suo pensiero e abbiamo permesso che diventasse una Rock Star – visto anche il fascino del personaggio, ha un volto che si presta – della quale, scrivo, non si conosce nemmeno una canzone.

C’è stata quindi una strumentalizzazione dietro al fatto che il Che sia diventato un personaggio sconosciuto?
Questa è la mia impressione. Se in Palestina ne sventolano le bandiere come guerrigliero, in Italia magari vedi molti ragazzi con la maglia del Che e la bandiera della pace. Ancora, per il Sudamerica è stato un Santo. Niente di tutto ciò è vero. Ognuno ne fa l’uso che trova più conveniente; io rivendico la sua creazione di un pensiero politico originale e completo, molto spesso ignorato.
Cosa sono quelle cose sul Che che in Italia non conosciamo?
Che fosse un essere umano, per esempio, e che avesse una teoria abbastanza disillusa della conquista della pace attraverso la via democratica, elettorale. Scrisse che la conquista del potere attraverso vie democratiche, senza un cambiamento del contesto storico, si sarebbe automaticamente tramutata in una sconfitta. Cosa che è accaduta in Cile, in quei giorni. Inoltre, anche il pensiero economico è quasi del tutto sconosciuto. Soprattutto, quello dell’uomo nuovo. Secondo lui, ogni vittoria si fonda su una trasformazione pedagogica dell’essere umano.
Come mai hai scelto questo titolo?
Il titolo è uno dei motivi per cui ho scelto BookAbook, perché non me l’hanno fatto cambiare. È in spagnolo, ma è comprensibile anche in italiano. Lui per me rappresenta il Don Chisciotte della realtà, la persona con lui l’utopia si è fatta carne e ossa. Questo è l’apice della questione, per cui ho scelto di sottolinearlo. Poi, lui è l’ultimo eroe a cavallo.
Quali saranno le presentazioni che farai?
Per fortuna mi hanno chiamato in molti posti, per cui ci saranno diversi appuntamenti in giro per l’Italia. Ad Aprile calendarizzeremo tutte le varie iniziative.
Quali consigli ti senti di dare a chi vuole scegliere BookAbook?
Di sceglierlo, tanto per cominciare. Poi, dipende sempre da cosa si scrive e si vuole fare del libro. Produrre dal basso vuole dire, in ogni caso, avere una sicurezza, visto che dovrebbe essere quasi d’obbligo il dubbio se sia o meno giusto rendere pubblico un libro. Infine, senti di non pubblicarlo da solo, ma insieme a un centinaio di persone che ti hanno sostenuto. Ecco, sì, ti senti meno solo.
Tiziana Barillà
BookAbook: Don Quijote de la Realidad. Ernesto Che Guevara e il guevarismo
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