Ci siamo, manca pochissimo. Tra poco più di una settimana le Università apriranno le loro aule e le loro biblioteche alle nuove leve fresche di maturità. C’è chi sta vivendo questa attesa con ansia, chi ha già iniziato a ripassare i vecchi testi di liceo per sentirsi pronto, chi invece si dà allo shopping spasmodico per darsi un tono. In ogni caso, niente paura giovani matricole: ci pensano i colleghi (sì, ci chiamiamo colleghi tra di noi) più grandi a consigliarvi come affrontare il primo anno di Università. Un anno che sicuramente ricorderete per il resto della vostra vita, nel bene e nel male.
Noi di Orsa Minore abbiamo raccolto un po’ di testimonianze e punti di vista da amici e colleghi, laureandi o laureati di corsi di laurea completamente diversi, giunti al termine del loro percorso di studi. L’abbiamo fatto con l’obiettivo di trasmettere cosa significa, veramente, affrontare un nuovo percorso di studi. A garanzia di ciò, abbiamo evitato ogni forma di censura.
Abbiamo posto loro queste quattro domande:
- Il primo anno è un passaggio di livello importante: cosa consigli di fare a chi varca i cancelli dell’università per la prima volta?
- Qual è un metodo di studio efficace?
- Università e lavoro: si possono conciliare? Come?
- Oltre allo studio, cosa può offrire l’Università?
Le risposte non sono state tutte come ce le aspettavamo. Quello che state per scoprire, forse, è solo una parte di verità. Spetterà a voi scoprire il resto.
Vi auguriamo, già da adesso, uno speciale in bocca al lupo.
Domanda numero uno: Il primo anno è un passaggio di livello importante: cosa consigli di fare a chi varca i cancelli dell’università per la prima volta?
Daniele, laureando in Biologia: L’università è una realtà completamente diversa dove tutto è nelle tue mani. Consiglio di non prenderla sottogamba ed evitare di pensare “non ci vado perché non c’è la frequenza obbligatoria”.

Lorenzo, laureando in Ecobiologia: Il primo giorno ci si sente disorientati e pieni d’ansia, è normale, consiglio di rilassarsi e cercare di godersi il più possibile questo momento perché di giorni stressanti ce ne saranno in abbondanza più in là, invece questo, nonostante tutto, è un giorno abbastanza tranquillo. Esplorate un po’ l’Università e fate anche qualche amicizia, aiuta molto a smaltire l’ansia.
Eliana, laureata in Filosofia: consiglio di venire sciatti già il primo giorno. E’ inutile che vi illudete che sarete sempre carini, lavati e pettinati. Tanto una settimana dopo siete già in tuta e ciavatte.
Michelangelo, laureando in Ingegneria: consiglio di prepararsi ad un avventura con la A maiuscola, di essere pronti a viverla con serietà, impegno e anche tanto divertimento! (Studiare quello che ti piace lo fa sembrare più leggero).
Nives, laureanda in Psicologia: Il mio primo consiglio, sembrerà banale, è godersi l’università! È il primo luogo in cui si è trattati come adulti, il primo momento di crescita effettiva; non c’è nessuno che controlla i compiti o che rimprovera chi non studia. Sei tu che organizzi il tuo tempo come meglio credi, ponendoti degli obiettivi e cercando di raggiungerli.
Andrea, laureato in Economia e Commercio: a chi varca i cancelli dell’università consiglio di studiare forte fin dall’inizio e non adagiarsi sugli allori dopo i primi esami, perché dopo quelli ne mancano ancora molti e se presi dall’ottimismo potrebbero anche non finire mai!
Chiara, laureanda in Biologia: l’iscrizione all’università è un grande passo e non sempre è facile capire cosa si vuole davvero fare. Un consiglio che posso dare è di non arrendersi alle prime difficoltà, la prima scelta può non essere quella giusta ma non è una cosa terribile aver sbagliato corso di laurea.
Mattia, laureando in Storia Moderna: Conoscere cose non sarà mai tanto interessante quanto conoscere persone. Quindi sì, frequenta le lezioni e studia in biblioteca anziché a casa, perché in generale imparerai più cose e prenderai voti più alti, ma soprattutto fallo perché avrai più occasioni di conoscenza, confronto, dialogo. La maggior parte delle cose che imparerai per fare bella figura all’esame le dimenticherai sicuramente qualche mese più tardi, con alcune delle persone che conoscerai – in un modo o nell’altro – avrai a che fare per il resto della tua vita.
Domanda numero due: qual è un metodo di studio efficace?
Daniele: Un metodo di studio efficace è seguire le lezioni. Anche un po’ di studio passo passo con gli argomenti fatti è essenziale. Anche farsi un gruppo di studio è un buon modo riuscirci.
Lorenzo: Prima di tutto è importante capire il proprio metodo di studio, perché ognuno ha il suo Un’altra cosa importante è non ridursi all’ultimo momento per preparare un esame: studiate un po’ per volta ogni giorno, magari studiando gli appunti presi a lezione o preparandosi i riassunti con cui poi studierete. Preparare un esame in pochi giorni è una cosa devastante, esperienza personale.
Eliana: quello che non farai mai. Cioè studiare da subito, parallelamente alle lezioni e non sottolineare le cose a cazzo con l’evidenziatore il giorno prima dell’esame sperando di assimilare cose che vanno chiaramente al di là della tua comprensione.
Michelangelo: il metodo di studio più efficace secondo me è quello che non ho seguito io: restare in clima maturità. Concentrazione e soprattutto costanza ti danno una marcia in più.
Nives: Dico che si può “accettare di non studiare”; esistono dei periodi bui in cui proprio non si ha voglia di mettersi sui libri, oppure si inizia a studiare ma la mente vaga altrove! A quel punto è molto più produttivo alzarsi e andarsi a fare una passeggiata che intestardirsi su quelle 3 righe che proprio non riusciamo a leggere con attenzione! E’ meglio studiare un’ora con la testa, che stare ore seduti senza capirci nulla! I metodi di studio sono molto soggettivi, non credo ne esista uno universalmente valido. Una cosa importante però è calcolare i tempi che si pensa possano servire per prepararsi ad un esame! Inizialmente non è facile farlo perché, venendo dalle superiori, chi ha mai studiato 2/3 libri per un compito in classe?! Piano piano però ci si abitua, si impara a conoscere i propri tempi e si può fare un programma per capire quanto tempo occorre per preparare un esame.
Andrea: un metodo di studio efficace è difficile dirlo perché poi essenzialemente ognuno ha il suo. Io mi trovo bene a studiare facendomi degli schemi molto riassuntivi e ogni giorno rivedere da capo tutti gli argomenti studiati il giorno precedente, prima di riniziare effettivamente qualcosa di nuovo. Anche se è molto lento come metodo, mi aiuta ad avere una visione complessiva di quello che studio, più lineare e chiara…soprattutto per materie molto corpose.
Chiara: non esiste un metodo di studio più efficace di altri, dipende dalle proprie capacità e abitudini e dal tempo che uno ha a disposizione. Credo che peró sia fondamentale seguire le lezioni ed usufruire delle possibilità che i professori danno per chiarire eventuali dubbi.
Mattia: Non credo proprio esista un metodo di studio più efficace di un altro. Per esperienza personale, ti posso dire che ogni esame che farai dopo aver frequentato le lezioni del corso andrà sempre meglio dello stesso esame fatto da non frequentante.
Terza domanda: Università e lavoro: si possono conciliare? Come?
Daniele: Si possono conciliare ma è difficile. Bisogna ricavarsi uno spazio per tutto: lavoro, università, amici. Molte volte però saremmo costretti a rinunciare a qualcosa.
Lorenzo: Premettendo che dipende dal tipo di lavoro, le due cose si si possono conciliare ma è impegnativo farlo, si devono organizzare bene gli orari di lavoro con gli orari delle lezioni, cercando di lasciarsi qualche ora libera per lo studio. Avere un lavoro part-time aiuta parecchio. Se risulta difficile conciliare le due cose, consiglierei di passare al tempo parziale anche all’università, cosi da avere a disposizione più tempo per laurearsi in corso.
Eliana: non si conciliano. Altrimenti staresti già lavorando.

Michelangelo: se puoi permetterti di non lavorare, studia a mazzetta e sbrigati. In modo da poter fare anche belle esperienze di studio o di vacanza all’estero. L’università è forse come le sabbie mobili: più ci metti a uscirne e più diventa difficile, stancante, odiosa, noiosa e stagnante. Se non puoi evitarlo, l’organizzazione è tutto. Ma sei a lavoro, pensa al lavoro e quando studi, chiudi il mondo fuori e studia.
Nives: Personalmente credo che la possibilità di conciliare le due cose sia strettamente legata al tipo di facoltà che si frequenta: un conto è lavorare ed essere iscritti ad una facoltà senza obbligo di frequenza, un conto dover seguire le lezioni obbligatorie, studiare e lavorare! Bisogna però tener conto del fatto che l’università aiuta in questi casi; c’è la possibilità di iscriversi come studenti part-time, si impiega più tempo per laurearsi, ma la mole di studio annuale è inferiore rispetto alla norma e questo sicuramente è di aiuto!
Andrea: per me si possono conciliare, ma comunque richiede sacrificio e soprattutto significa accettare voti più bassi.
Chiara: è difficile ma non impossibile, conosco alcune persone che lavorano e studiano contemporaneamente ma questo comporta anche qualche sacrificio, come evitare alcune uscite con gli amici o perdere qualche ora di lezione e dover poi recuperare da soli la spiegazione persa.
Quarta domanda: oltre allo studio, cosa può offrire l’Università?
Daniele: Offre una realtà nuova, dove interfacciarsi e confrontarsi con gli altri a pari livello, anche con i professori. Attività, esperienze nuove (laboratori, seminari…). E perché no anche la possibilità di farsi qualche amico in più.
Lorenzo: l’università offre parecchie cose oltre lo studio: stress, ansia, invecchiamento precoce e capelli bianchi; ma offre anche molte nuove amicizie, nuove esperienze (consiglio a tutti di fare l’erasmus, è un esperienza unica) e dovrebbe anche rendere più autonomi e maturi: all’università non ti seguono come fanno a scuola, studiare o non studiare, andare a lezione o non andare, sono tutte scelte proprie, quindi si deve imparare a capire cosa si vuole fare e essere coscienti e responsabili delle proprie scelte.
Eliana: Se sei in un film americano, la tua fase lesbo. Se sei nella periferia romana, tendenzialmente droghe.
Michelangelo: devo ancora scoprirlo…. sono impantanato nelle sabbie mobili.
Nives: offre la possibilità di crescere. Non ci sono incentivi, non ci sono obblighi, se lo fai è solo perché tu hai deciso di volerlo fare, e questa è una responsabilità che ti stai assumendo con la tua persona, con il futuro che tu hai progettato per te stesso.
Andrea: oltre lo studio? Be’, a livello di relazioni umane offre nuove amicizie con cui si condivide un momento abbastanza importante della propria vita, cioè l’ultima tappa della propria istruzione. A livello istruttivo e pratico comunque si acquista una certa personalità e si vengono a delineare i veri interessi della persona, magari riuscendo anche a rispondere alla domanda: cosa voglio fare da grande? In ogni caso, un consiglio che voglio dare è: se non si ha voglia di studiare meglio fare il meccanico o l’idraulico.Perché, in questo caso, a 25 anni si ha già un mestiere per le mani e si può pensare al matrimonio e a mettere in piedi una famiglia. Con l’Università c’è il rischio di ritrovarsi a 25 anni disoccupati e con poche aspettative future per almeno i prossimi 5 anni.
Chiara: l’università è un percorso di crescita sia intellettuale sia personale. È il primo ambiente in cui si affronta il cosiddetto “mondo dei grandi”, in cui si possono avere le prime esperienze lavorative e si può imparare a gestire e organizzare i propri impegni.
Mattia: L’università ti dà una grossa opportunità per l’età che hai, unica almeno che tu non sia abbastanza fortunato da potertela permettere in qualche altro modo. Ti offre la possibilità di andare per un po’ di mesi a vivere, studiare, eccetera in un altro paese europeo. Una volta una professoressa mi ha detto che il programma Erasmus era l’unica cosa per cui valesse ancora davvero la pena essere uno studente universitario in Italia. Io non credo sia così, ma credo pure che un’esperienza universitaria senza Erasmus e una con l’Erasmus siano due cose molto molto molto diverse.
Per concludere, care matricole, la redazione di Orsa Minore vi consiglia di allargare il più possibile la vostra mente: là fuori è una giungla, ci vuole coraggio, nervi saldi e magari qualche birra per tenere il passo. Ma non preoccupatevi, agli esami potrete sempre rispondere così:

